La valutazione dell’impatto atmosferico degli impianti industriali, sia per gli inquinanti chimici sia per gli odori, è una fase cruciale nei procedimenti autorizzativi e di valutazione ambientale: dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) all’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA) e alle autorizzazioni alle emissioni, fino a screening e VIA.
Per garantire che i risultati siano riproducibili e inattaccabili in sede istruttoria, è necessario rispettare linee guida e metodologie operative specifiche quando si esegue uno studio di dispersione.
Analizziamo insieme in base a quali criteri uno studio di dispersione viene considerato conforme alle indicazioni tecniche di Arpae Emilia-Romagna (Indirizzi Tecnici 01/2025) e quali sono i criteri con cui le Agenzie di Protezione Ambientale regionali eseguono le verifiche.
Inquinanti chimici e odori: le differenze a colpo d’occhio
| ASPETTO | INQUINANTI CHIMICI | ODORI |
|---|---|---|
| Modello di dispersione | Su scala locale è spesso adeguato un modello gaussiano (D.Lgs. 155/2010, Appendice III). Si passa a un modello lagrangiano (a puff o a particelle) con terreno complesso o un numero elevato di calme di vento. | Modelli lagrangiani a particelle o a puff. I gaussiani evoluti solo in via residuale e previa giustificazione. |
| Come è trattata la sostanza | Gas o particolato (solo PM10 e PM2.5 primari); inerti o reattivi, come NO2. | Pseudo-specie gassosa, espressa in ouE/m3 riferite a 20 °C (UNI EN 13725:2022). |
| Reazioni chimiche e deposizione | Se attivate, opzioni e parametri vanno dichiarati nella relazione. | Modulo delle reazioni chimiche disattivato; deposizione secca e umida da disattivare in via cautelativa. |
| Indicatore calcolato | Medie orarie, giornaliere e annue e percentili previsti dal D.Lgs. 155/2010. | Concentrazione oraria di picco (media oraria × 2,3 peak-to-mean ratio) e suo 98° percentile su base annuale. |
| Confronto con i limiti | Valori limite e valori obiettivo del D.Lgs. 155/2010, con somma del fondo ambientale per gli indicatori su media annuale. | Valori di accettabilità per classe di sensibilità del recettore (Tabella 3, DD n. 309/2023). |
| Mappe | Una mappa (heatmap o isoplete) per ogni inquinante e indicatore normativo. | Isoplete di 1, 2, 3, 4 e 5 ouE/m3 al 98° percentile. |
Una panoramica del quadro normativo di riferimento
In Italia, non tutte le Regioni dispongono di linee guida autonome dunque il quadro normativo appare abbastanza frammentato.
Molte Regioni si sono dotate di DGR (delibere di giunta) o linee guida tecniche per regolamentare la modellistica e l’impatto olfattivo.
Per colmare la frammentazione regionale, il MASE ha emanato il D.D. n.309/2023 che fornisce un quadro metodologico unico a livello nazionale per la caratterizzazione delle sorgenti e la modellistica olfattiva.
Il D.D. 309/2023 si applica in via diretta agli stabilimenti soggetti alla parte quinta del D.Lgs. 152/2006 (AUA, autorizzazione alle emissioni, regimi in deroga). Per le installazioni AIA rappresenta invece un criterio di tutela da utilizzare nell’istruttoria, perché la disciplina delle emissioni odorigene (art. 272-bis) è un livello di tutela non derogabile in peius (art. 29-sexies, comma 4-ter). Può inoltre essere usato come riferimento nelle procedure di verifica e autorizzazione ambientale, come screening e VIA, la cui istruttoria può mutuare criteri e parametri dalle normative di settore.
→ qui trovi un approfondimento sul Decreto Direttoriale numero 309/2023 del MASE
In tutte quelle Regioni dove mancano delibere specifiche si applicano invece le linee guida del D.D. 309/2023, le norme tecniche UNI EN 13725:2022.
In Emilia-Romagna il riferimento operativo è il documento Arpae «Indicazioni per l’utilizzo di tecniche modellistiche per la simulazione della dispersione in atmosfera e presentazione dei risultati» (Indirizzi Tecnici 01/2025). Riguarda la simulazione della dispersione sia degli inquinanti chimici sia degli odori e richiama, tra i principali riferimenti, il D.Lgs. 155/2010, le norme UNI 10796 e UNI 10964, la UNI EN 13725:2022 e il D.D. 309/2023.
→ qui trovi la pagina Arpae con il documento Indicazioni tecniche per studi modellistici sulle emissioni
Inquinanti chimici: scelta del modello e set-up
Per gli inquinanti chimici il quadro di riferimento è il D.Lgs. 155/2010. I punti chiave indicati da Arpae comprendono:
- selezione del modello: su scala locale (fino a 10-20 km) e con dati meteo orari è spesso adeguato un modello gaussiano, come previsto dal D.Lgs. 155/2010 (Appendice III). Servono invece modelli con caratteristiche specifiche (lagrangiani a puff o a particelle) con terreni complessi, con un numero elevato di calme di vento (velocità < 0,5 m/s) o quando occorre trattare l’innalzamento del pennacchio (plume rise) delle sorgenti verticali. Il modello deve essere di documentabile qualità scientifica e la scelta va motivata con bibliografia tecnico-scientifica;
- meteorologia: dati rappresentativi del dominio, preferibilmente da reti SNPA, regionali o WMO e con frequenza almeno oraria. L’anno di riferimento è scelto tra i cinque più recenti, escludendo quelli particolarmente dispersivi (individuati con la media annuale di PM10 della stazione più vicina), e la simulazione copre un anno civile. Sono fortemente sconsigliate le classi di stabilità discrete (Pasquill-Gifford) al posto dei parametri continui di turbolenza (altezza di rimescolamento, lunghezza di Monin-Obukhov);
- calme di vento: se superano il 20% su base annuale è necessario un modello dotato di un metodo dedicato al loro trattamento. Frequenza e metodo adottato vanno descritti nello studio;
- dominio, griglia e recettori: il dominio deve contenere sorgenti, massimi assoluti di concentrazione e recettori (compresi scuole, ospedali e centri abitati). Il passo di griglia deve essere minore o uguale alla distanza tra recettore e confine dell’impianto, in genere dell’ordine di 100 m o inferiore;
- scenari emissivi: per i nuovi impianti si considerano le emissioni con i relativi limiti (normativi o BAT-AEL); per le modifiche, uno scenario ante operam con i limiti autorizzati e uno post operam con sorgenti già autorizzate e di progetto. Lo studio va condotto con le ipotesi più cautelative.
Impatto odorigeno: requisiti e parametri di calcolo
L’inquinamento olfattivo segue regole di modellazione differenti rispetto agli inquinanti chimici classici. I punti chiave previsti dalle linee guida comprendono:
- unità di misura: l’odore viene assimilato a una pseudo-specie gassosa e quantificato in ouE/m3 (unità olfattometriche europee per metro cubo) riferite a 20 °C, con rateo emissivo in ouE/s determinato tramite olfattometria dinamica;
- selezione del modello: si consiglia l’utilizzo di modelli lagrangiani (a particelle o a puff), mentre l’impiego di modelli gaussiani evoluti viene limitato a casi residuali e deve essere adeguatamente motivato;
- setup del software: nelle simulazioni odorigene deve essere disattivato il modulo delle reazioni chimiche e, con estrema cautela, gli algoritmi di deposizione secca e umida;
- sorgenti significative e trascurabili: sono considerate significative le sorgenti con portata d’odore > 500 ouE/s (eccetto i casi con concentrazione massima < 80 ouE/m3). Possono essere escluse le sorgenti che rappresentano complessivamente meno del 10% del rateo emissivo di odore dello stabilimento e comunque ≤ 500 ouE/s;
- fattore di Picco (Peak-to-Mean Ratio): le concentrazioni medie orarie elaborate dal modello devono essere convertite in concentrazioni di picco orario (su 5–10 minuti) moltiplicandole per un fattore di conversione pari a 2,3;
- dominio e mappe: il dominio di calcolo deve estendersi almeno fino alla curva di iso-concentrazione di 1 ouE/m3 al 98° percentile delle concentrazioni di picco orario su base annuale. Le mappe devono rappresentare le isoplete di 1, 2, 3, 4 e 5 ouE/m3, evidenziando la prima isopleta non completamente racchiusa nel perimetro dell’impianto;
- recettori sensibili: per ciascuno vanno indicati i riferimenti (in primis lo strumento urbanistico comunale) usati per attribuire la classe di sensibilità prevista dalla Tabella 3 del D.D. 309/2023.
Caratterizzazione avanzata delle sorgenti emissive
Un modello di dispersione viene considerato affidabile solo in presenza di dati di input accurati, sia che si simulino inquinanti chimici sia che si simulino odori.
Ai fini della massima accuratezza, le sorgenti devono essere georeferenziate nel sistema ETRS89 UTM 32 (EPSG 25832) e categorizzate in base alla loro natura fisica. Il flusso di massa (chimici) o la portata di odore (in ouE/s) da inserire nel modello si ottiene moltiplicando portata volumetrica e concentrazione riferite alle stesse condizioni:
- sorgenti puntuali convogliate (ovvero i camini): devono essere definite le coordinate, l’altezza dal suolo e dal livello del mare, il diametro, l’orientamento dello sbocco, la temperatura, la velocità, la portata volumetrica (reale e normalizzata a fumi secchi; a 20 °C per gli odori), il tenore di O2, l’umidità e l’eventuale presenza di effetti scia degli edifici (building downwash);
- sorgenti areali attive (es. biofiltri): vanno specificate le geometrie, la portata volumetrica e la concentrazione misurata a monte della matrice filtrante;
- sorgenti areali passive (es. vasche, cumuli, discariche): non avendo un flusso d’aria proprio, queste sorgenti vengono caratterizzate determinando il flusso specifico di odore (SOER) espresso in ouE/(m2 s), da cui si ricava la portata d’odore moltiplicando per la superficie emissiva;
- sorgenti diffuse volumetriche (capannoni e fabbricati): vanno modellati i volumi interni e i pattern di apertura dei portoni industriali (frequenza, durata e tempi di ritardo delle chiusure automatiche). Anche se difficili da rappresentare, per gli odori non possono essere escluse a priori: vanno comunque censite e, quando possibile, quantificate in termini di portata di odore;
- sorgenti lineari (traffico veicolare indotto): devono essere inseriti i dati relativi ai flussi orari di punta, deve essere fatta una distinzione dei mezzi (leggeri/pesanti) e specificato l’uso di fattori emissivi aggiornati (dati ISPRA / EMEP-EEA).
Il confronto dei risultati con i limiti di legge: inquinanti chimici e odori
L’analisi dell’impatto deve essere presentata distinguendo le sostanze chimiche dalla componente odorigena.
Per una migliore (e facilitata) comprensione delle modalità di confronto tra i risultati dell’analisi ed i limiti definiti dalla norma utilizzeremo la tabella che segue:
| TIPOLOGIA DI INQUINANTE | QUADRO NORMATIVO | MODALITA’ DI CONFRONTO E CALCOLO |
|---|---|---|
| Inquinanti Chimici (NO2, PM10, PM2.5, SO2, CO, Benzene, Metalli) | D.Lgs. 155/2010 | Per gli indicatori su media annuale si somma alla concentrazione stimata dal modello il valore di fondo ambientale (media dell’anno simulato di una centralina di fondo rappresentativa, oppure stima SIMC-Arpae) e si verifica il superamento del valore limite. |
| Miscele / Somme di sostanze (es. IPA, Metalli) | D.Lgs. 155/2010 | In via cautelativa, la concentrazione totale simulata va confrontata con il valore limite o obiettivo più restrittivo tra le sostanze presenti nella somma. |
| Impatto Odorigeno | DD n. 309/2023 & UNI EN 13725:2022 | Conversione tramite fattore di picco (x 2,3) e confronto del 98° percentile annuale delle concentrazioni orarie di picco con i valori di accettabilità per classe di sensibilità dei recettori esterni. |
Per ogni inquinante e indicatore normativo vanno riportati, in forma tabellare, i valori ottenuti a ciascun recettore e nel punto di massimo assoluto (comprensivi del fondo utilizzato), oltre alla mappa di concentrazione dell’intero dominio.
Ricordiamo che, in caso di modifiche o nuovi progetti, nella documentazione devono essere inserite mappe differenziali (Ante vs Post Operam) per rendere evidente l’effetto incrementale o decrementale sull’area, insieme a una tabella con le differenze di concentrazione ai recettori.
Come Arpae Emilia – Romagna verifica gli studi di dispersione
Durante la fase istruttoria, Arpae verifica gli studi modellistici, sia per gli inquinanti chimici sia per gli odori, secondo i seguenti step:
- controllo della completezza delle informazioni richieste nella relazione: file vettoriali, tabelle di sintesi degli input e degli output, formati dei dati;
- analisi delle motivazioni tecniche che hanno portato ad escludere eventuali sorgenti di emissione dallo studio;
- richiesta dei file di input nativi per acquisire i dataset originali utilizzati dai software di modellazione ed eseguire verifiche dirette;
- simulazioni di controllo indipendenti: l’Agenzia può eseguire simulazioni di controllo indipendenti con i propri sistemi per validare gli scenari proposti dal proponente.
Il supporto analitico e modellistico del Gruppo CSA
Il Gruppo CSA affianca le imprese nella caratterizzazione analitica delle sorgenti mediante olfattometria dinamica, campionamento di gas e sostanze traccianti e nella redazione di studi modellistici di dispersione rigorosi, per inquinanti chimici e per odori, strutturati per superare con successo l’iter autorizzativo presso gli enti di controllo.
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